Quando si inizia un’attività da freelance o si avvia una microimpresa, è facile farsi prendere dalla fretta: aprire la partita IVA, trovare i primi clienti, organizzare l’operatività. Ma prima di correre, è utile fermarsi a ragionare. Il Business Model Canvas è uno strumento visuale, pratico ed efficace per definire con chiarezza il proprio modello di attività. Non serve solo all’inizio: può diventare anche una bussola per monitorare e aggiornare il modo in cui si lavora.

È stato ideato da Alexander Osterwalder, con la supervisione del suo professore Yves Pigneur, nell’ambito della loro attività di ricerca e consulenza. La versione più diffusa è contenuta nel libro “Business Model Generation” (2010), diventato in poco tempo un riferimento anche per startup, consulenti e professionisti indipendenti.
Cos’è il Business Model Canvas (in parole semplici)
Business Model Canvas è uno strumento visuale: si compila spesso su una lavagna, su carta o usando strumenti digitali (es. Miro, Canva, Milanote).
Non serve scrivere un piano aziendale di 20 pagine: bastano post-it, idee chiare e un po’ di tempo per ragionare con metodo.
Una mappa
Il Business Model Canvas suddivide un’attività in nove blocchi essenziali, disposti su una singola pagina, che aiutano a vedere in modo chiaro come funziona un business: chi sono i clienti, quali bisogni si soddisfano, come si guadagna, quali risorse servono.
Al centro della mappa c’è il blocco della Proposta di Valore: è il cuore del modello, perché rappresenta ciò che si offre al cliente, il motivo per cui dovrebbe scegliere proprio noi.
Tutto il resto (clienti, canali, costi, ricavi…) ruota intorno a questo punto.
.
I nove blocchi del Canvas sono:
- Segmenti di clientela
- Proposta di valore
- Canali di comunicazione e vendita
- Relazioni con i clienti
- Flussi di ricavi
- Attività chiave
- Risorse chiave
- Partner principali
- Struttura dei costi

Perché è utile per un freelance o un piccolo imprenditore all’inizio
Chi lavora in proprio, spesso parte da un’idea o da una competenza tecnica (scrivere, progettare, fotografare, fare consulenze…).
Ma non sempre ha chiaro come trasformare quella competenza in un’attività sostenibile.
Il Canvas aiuta a:
- chiarire a chi ci si rivolge davvero (non “tutti”),
- esplicitare quale valore si propone (non solo “fare siti web” ma “aiutare le PMI ad avere una presenza professionale online”),
- scegliere canali e modalità di relazione coerenti (mail, video call, eventi, community),
- ragionare su prezzi e flussi di entrata (non solo tariffe orarie, ma anche pacchetti, abbonamenti, consulenze ricorrenti),
- visualizzare costi fissi e variabili per capire cosa serve davvero all’inizio.
È un esercizio che può essere fatto da soli, oppure con l’aiuto di un consulente o durante workshop collettivi. L’importante è prendersi il tempo per pensarci.
Come usarlo nel tempo: monitoraggio e revisione
Il Business Model Canvas non è un documento statico.
Al contrario: è utile riprenderlo ogni 6 o 12 mesi per fare un punto sull’evoluzione dell’attività.
Alcune domande da porsi:
- Sto ancora lavorando con i clienti giusti?
- La mia proposta di valore è cambiata?
- Ho attivato nuovi canali di vendita o comunicazione?
- I costi che sostengo sono ancora proporzionati ai ricavi?
- Posso semplificare qualche processo, automatizzare o delegare?
Usato con regolarità, il Canvas diventa un cruscotto decisionale, semplice ma prezioso. Anche in piccole realtà, consente di non perdere la visione d’insieme e di evitare di rincorrere solo l’operatività quotidiana.
Un consiglio pratico
Prova a compilarlo usando uno strumento digitale come Canvanizer o Miro, e fissati un momento fisso, una volta l’anno, per rivederlo.
È un piccolo gesto, ma può fare una grande differenza.